QUEL VIAGGIO DI GARIBALDI IN TRENO DOPO LA SCONFITTA DI MENTANA
Gruppo FAI Sabina
STORIE SABINE, PASSO CORESE, IL VIAGGIO DI GARIBALDI DOPO MENTANA
Chissà se chi prende il treno da Passo Corese verso Orte sa che tanti anni fa, su quella linea, viaggiò un passeggero d’eccezione, l’uomo al quale ogni borgo d’Italia ha dedicato una strada o una piazza. E anche Passo Corese gli ha intitolato una piazza, guarda caso proprio quella della stazione (specificando nella targa che era un patriota - notazione, immaginiamo, a uso dei turisti…).

A Passo Corese, accanto alla rotonda a due passi dalla stazione, dove c’è la colonnetta che segnala l’inizio della Ternana (la strada 313 che attraversa tutta la Sabina Tiberina), c’è infatti una lapide che ricorda il passaggio di Giuseppe Garibaldi da Passo Corese nel 1867, dopo la battaglia di Mentana. Oddio, adesso per vederla devi sapere che c’è, la lapide, perché è tutta coperta dalla vegetazione cresciuta liberamente quasi a coprirla. E per sapere che cosa ci sia scritto esattamente devi andare su Internet, perché l’iscrizione è parzialmente (ma non poco) coperta dallo sporco e dal “vellutello” del tempo.
In Sabina Garibaldi era già passato con Anita e altri nel 1849 – e a Poggio Mirteto nella piazza principale c’è il ricordo di quel passaggio – per dirigersi poi a cavallo verso gli Appennini e fino in Romagna, dove Anita s’ammalò e morì, e alcuni suoi compagni, tra cui Ugo Bassi, il prete rivoluzionario, Angelo Brunetti (detto Ciceruacchio) e suo figlio, e altri ancora, vennero catturati e uccisi.
Quasi vent’anni dopo, il Generale tornò in Sabina. Ancora una volta in fuga dopo una sconfitta. Che tale fu in effetti la battaglia di Mentana – anzi, fu proprio una disfatta. Le perdite dei garibaldini furono di circa 1.000 tra caduti e feriti; e 1.400 furono i prigionieri: in totale la metà delle truppe che attaccarono battaglia. L’esercito franco-pontificio, che numericamente aveva più del doppio delle forze e in più aveva i famosi chassepots, i fucili a retrocarica (peraltro costruiti in Italia, a Brescia, dalla Glisenti), ebbe poche decine di vittime. Dunque non ci fu alternativa per il generale alla ritirata, che questa volta però fu più “moderna”. La lapide dice, con linguaggio stentoreo, che «Dopo Mentana Giuseppe Garibaldi si raccolse in questa casa agitando nell’orizzonte di Roma la palma del martirio» e non dice ovviamente nulla del viaggio del generale e delle sue truppe.
In realtà Garibaldi passò a Passo Corese perché lì c’era la stazione della ferrovia fatta costruire pochi anni prima dal “nemico” Pio IX. «Dopo una lunga marcia a piedi da Mentana a Passo Corese il 4 novembre del 1867 – racconta il blog del generale Mario Pietrangeli, dal quale abbiamo attinto molte notizie – gli uomini di Garibaldi salirono su treni merci a Passo Corese e attesero l’arrivo del loro generale. Garibaldi salì sul suo vagone dopo aver risposto al saluto dei suoi uomini. Alle 8 del mattino il treno partì ma giunto alla Stazione di Figline, poco prima di Firenze, alcuni militari dell’Esercito Piemontese salirono sul suo vagone per “scortarlo” fino a Varignano, località dalla quale il Generale fu lasciato libero di fare ritorno alla sua amata Caprera».
Quel “lasciato libero di fare ritorno alla sua amata Caprera” è un eufemismo fantastico...